Rapporto annuale Caritas Italiana 2012

rapportoannuale 2012Il Rapporto annuale 2012 di Caritas Italiana "Sostenere, formare, ripartire", illustra l'intenso lavoro di formazione, studio e comunicazione, oltre che di realizzazione di progetti in Italia e in altri 92 paesi nel mondo. Un anno difficile che ha visto tra l’altro 65 Caritas diocesane impegnate nell’accoglienza dei profughi dal nord Africa, 212 diocesi attive con 986 iniziative anticrisi, 17 centri di comunità avviati dopo il terremoto in Nord Italia.

(Di seguito la prefazione del presidente di Caritas Italiana Mons. Merisi e i link per scaricare i contenuti del rapporto).

 

Un anno denso di sfide: la situazione sociale del paese, il futuro dei migranti giunti dal Nord Africa, l’attenzione al mondo giovanile, il terremoto in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Ma anche, allargando lo sguardo, la crisi in Europa e le grandi emergenze internazionali. Su questi fronti si è articolato l’impegno pastorale e progettuale di Caritas Italiana che - salutando con riconoscenza don Vittorio Nozza che per 11 anni ha tenuto il timone e accogliendo con fiducia e speranza il nuovo direttore, don Francesco Soddu - ha cercato di mettere a frutto gli spunti emersi dal percorso organizzato per i 40 anni di Caritas Italiana e dall’udienza con il Santo Padre, il 24 novembre 2011.

È emersa con forza anche la necessità di sostenere gli operatori esposti in prima linea sul fronte delle crescenti povertà in un periodo di crisi ormai generalizzata, e di avviare una riflessione più globale su quale modello di Stato sociale sia necessario e quale tutela per le persone, in particolare per gli ultimi, debba essere garantita. Tutto questo a partire dal nostro paese, ma con attenzione anche all’orizzonte europeo.
Allargando lo sguardo a livello planetario sono state molteplici le tematiche che hanno sollecitato l’impegno della Caritas a livello progettuale e di analisi: l’emergenza sbarchi dal Nord Africa, a partire dalla questione dello status e delle prospettive future dei migranti giunti in Italia, e poi la carestia nel Corno d’Africa, con interventi in Somalia, Gibuti, Kenya, Etiopia, Eritrea, Sudan, e la
sempre acuta emergenza nel Sahel, che colpisce in particolare Niger, Burkina Faso e Mali. E poi ancora gli scontri in Nord Kivu, in Terra Santa, in Siria, in Egitto, le violenze sui cristiani in Nigeria.

mons.-giuseppe-merisiSituazioni che vedono comunque una presenza della Caritas accanto alle popolazioni locali, anche in condizioni di estremo disagio. Nel 2011 sono state ben 388 le situazioni di guerra e conflitto armato nel mondo, come ci ha ricordato il Rapporto Mercati di guerra presentato di recente da Caritas Italiana, Famiglia Cristiana e Il Regno. La ricerca esamina cause e scenari di fondo, che devono però coniugarsi con la responsabilità personale e l’impegno quotidiano di ognuno.
Tornando al nostro paese si è dovuto far fronte ai devastanti effetti del terremoto che nel maggio 2012 ha messo a dura prova la popolazione dell’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
Anche in questa nuova emergenza la pronta mobilitazione della rete Caritas ha consentito risposte ai bisogni immediati e l’attivazione di significative esperienze di gemellaggi. Grazie alla grande risposta solidale è stato anche possibile avviare la realizzazione di 17 Centri di comunità, per riaggregare e rafforzare il tessuto sociale.
Centrale nell’impegno Caritas è stata anche l’attenzione al mondo giovanile, in particolare con una riflessione sul volontariato, sulle prospettive del servizio civile, accanto alla ribadita necessità di incentivare forme “altre” di servizio, di prossimità e di educazione alla cittadinanza e alla pace, in un contesto formativo interno alle nostre comunità, alla luce anche di quanto auspicato dagli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani (EVB n.39).
Infine l’avvio dell’Anno della Fede, che ha chiesto al nostro servizio grande attenzione all’inscindibile rapporto tra fede e carità, nella logica della continuità ma anche del rinnovamento.
Nell’attuale clima di individualismo e soggettivismo deve essere accolto da tutti noi come invito ad osare, a scegliere, a declinare la scelta di fede nella quotidianità. Illuminati e sostenuti dalle parole e dall’esempio di papa Francesco.

 

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